Addio agli smartphone ASUS: Jonney Shih conferma lo stop per puntare tutto sull’AI

Dagli Zenfone ai robot: la conferma arriva direttamente dal presidente Jonney Shih durante il gala di fine anno. Una scelta dolorosa per i fan, ma necessaria per il business

Non giriamoci intorno: è una notizia che temevamo, ma che in fondo ci aspettavamo. Se siete appassionati di tecnologia, o semplicemente utenti che hanno amato la compattezza degli Zenfone o la potenza bruta dei ROG Phone, oggi è un giorno un po’ triste. La conferma che aleggiava nell’aria è arrivata, ed è definitiva: non vedremo più nuovi modelli di smartphone ASUS in futuro.

A dirlo non è un’indiscrezione di corridoio, ma Jonney Shih in persona, il carismatico presidente di ASUS. Durante il “Gala di fine anno 2025” tenutosi pochi giorni fa al Taipei Nangang Exhibition Center, Shih ha tolto ogni dubbio. Tra la premiazione dei dipendenti e l’assegnazione di auto come bonus, ha sganciato quella che è, a tutti gli effetti, una bomba nel settore mobile: il reparto Ricerca e Sviluppo non lavorerà più sui telefoni. Le risorse? Tutte spostate. La nuova destinazione è l’AI fisica.

La fine degli smartphone ASUS apre l’era dei “cervelli artificiali”

È strano pensare a un mercato senza gli smartphone ASUS. Per anni, la serie Zenfone ha rappresentato l’ultima roccaforte per chi cercava top di gamma dalle dimensioni umane, mentre il brand ROG ha praticamente inventato e dominato il concetto di gaming phone moderno. Eppure, le parole di Shih Chung-tang (Jonney Shih) sono state pragmatiche, quasi spietate nella loro lucidità aziendale.

Interpellato dai media prima dell’evento, ha chiarito che l’azienda cesserà temporaneamente il lancio di nuovi cellulari. Attenzione a quel “temporaneamente” che suona molto come un addio definitivo, o quantomeno un congelamento a tempo indeterminato, dato che le risorse R&D sono state già riallocate. La strategia è cambiata: ora si punta tutto sui PC commerciali e, soprattutto, su quella che chiamano “IA fisica”.

Ma perché questa scelta? Perché uccidere una linea di prodotti, gli smartphone ASUS, che comunque aveva una sua nicchia fedele? La risposta sta nei numeri e nella visione a lungo termine. Il mercato mobile è saturo, dominato da giganti contro cui è costosissimo competere. Al contrario, l’investimento proattivo di ASUS nell’intelligenza artificiale sta già pagando dividendi enormi. Nonostante le tensioni geopolitiche e i dazi, l’azienda ha chiuso l’anno con un fatturato di quasi 740 miliardi di dollari taiwanesi, segnando un +26,1%. Il dato più impressionante? Il business dei server AI è raddoppiato.

In questo contesto, continuare a investire milioni per sviluppare nuovi smartphone ASUS – che faticano a generare margini paragonabili – non aveva più senso economico. Shih ha parlato di un “cambio di paradigma”. Il futuro, secondo la visione dell’azienda, sarà popolato da “cervelli artificiali” con capacità di autoapprendimento.

Non si tratta solo di software, come ChatGPT, ma di hardware che interagisce col mondo. ASUS vuole essere lì, in prima fila, a costruire i corpi per queste menti digitali. Stiamo parlando di robotica avanzata e occhiali intelligenti (Smart Glasses).

L’idea è brillante: sfruttare l’enorme know-how acquisito lavorando sui processori Qualcomm per gli smartphone ASUS e trasferirlo sui nuovi dispositivi basati su piattaforme Snapdragon X o Dragonwing. C’è una continuità tecnologica in questo addio che, a ben guardare, è più una trasformazione che una morte.

Certo, c’è anche un problema molto pratico dietro questa decisione. La catena di approvvigionamento è sotto stress. Jonney Shih ha ammesso candidamente che i prezzi delle memorie stanno salendo e che c’è carenza di componenti. Questo mette pressione su tutti i prodotti che non sono legati al boom dell’AI. In pratica, produrre telefoni sta diventando più costoso e meno redditizio, mentre l’AI è una miniera d’oro.

Per noi utenti, resta l’amaro in bocca. Zenfone e ROG Phone diventeranno probabilmente oggetti da collezione entro la fine del 2026. L’azienda ha promesso che continuerà a “prendersi cura” degli attuali possessori di smartphone ASUS, il che si traduce presumibilmente in aggiornamenti software e assistenza ancora per qualche anno, ma l’hardware si ferma qui.

È una scommessa rischiosa? Forse. Abbandonare il mercato consumer più diffuso al mondo per buttarsi su robot e occhiali smart richiede coraggio. Ma se ASUS riuscirà a replicare nel campo della robotica la stessa qualità costruttiva e l’innovazione che abbiamo visto nei suoi telefoni da gaming, allora questo sacrificio potrebbe valerne la pena. Forse tra dieci anni non ricorderemo ASUS per il telefono che avevamo in tasca, ma per il robot che avremo in casa.

Per ora, però, tocca salutare un pezzo di storia della telefonia mobile.

 

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Gianni Fiore

Gianni Fiore

Tutto ciò che è semplice mi annoia mortalmente, la mia mente ha bisogno di snocciolare i segreti dei "massimi sistemi" per restare sveglia. Caparbio all'inverosimile, intuitivo e sempre pronto ad adottare la filosofia zen del vaffa per direttissima. Qualcuno dice che ho anche dei difetti, ma non so se credergli o meno. Negli ultimi anni la mia vita è cambiata ed ho deciso di godermi ogni istante.
"Mentre si rinvia, la vita passa" - Seneca

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