Estensioni Chrome rubano chat: allarme per 900.000 utenti di ChatGPT e DeepSeek

Identificati due componenti aggiuntivi malevoli e diverse app legittime che esfiltrano conversazioni private. Il fenomeno del "Prompt Poaching" mette a rischio la sicurezza aziendale e personale

Estensioni Chrome rubano chat e dati sensibili, mettendo a repentaglio la privacy di quasi un milione di utenti in tutto il mondo: è questo il preoccupante allarme lanciato dai ricercatori di sicurezza informatica nelle ultime ore.

L’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nel nostro flusso di lavoro quotidiano ha aperto nuove frontiere di produttività, ma ha parallelamente creato vettori di attacco inediti. Una recente indagine ha portato alla luce due specifiche estensioni presenti sul Chrome Web Store, progettate non per assistere l’utente, ma per esfiltrare sistematicamente le conversazioni intrattenute con i più noti modelli di IA, tra cui ChatGPT e il sempre più diffuso DeepSeek.

Non si tratta di un caso isolato, ma della punta dell’iceberg di un fenomeno che gli esperti hanno battezzato “Prompt Poaching”.

Come le estensioni Chrome rubano chat e violano la privacy

Il meccanismo con cui queste estensioni Chrome rubano chat è tanto semplice quanto insidioso. I ricercatori hanno identificato due colpevoli principali che, insieme, contano oltre 900.000 installazioni attive.

La prima è “Chat GPT per Chrome con GPT-5, Claude Sonnet e DeepSeek AI” (ID: fnmihdojmnkclgjpcoonokmkhjpjechg), utilizzata da circa 600.000 persone. La seconda è “Barra laterale AI con Deepseek, ChatGPT, Claude e altro ancora” (ID: inhcgfpbfdjbjogdfjbclgolkmhnooop), con 300.000 utenti.

Queste applicazioni si presentano come strumenti utili per migliorare l’interfaccia dei chatbot o per integrare diverse IA in una sola barra laterale. Tuttavia, una volta installate, richiedono autorizzazioni apparentemente innocue per raccogliere “dati analitici anonimi”.

È proprio qui che scatta la trappola: dietro il consenso dell’utente si cela un malware che inizia a copiare ogni singola riga di testo scambiata con l’IA, inviandola a server remoti controllati da cybercriminali.

Il modo in cui queste estensioni Chrome rubano chat è tecnico e spietato. Il codice malevolo scansiona il DOM (Document Object Model) della pagina web, ovvero la struttura del sito che stiamo visitando, alla ricerca degli elementi specifici che contengono i messaggi di ChatGPT o DeepSeek.

Una volta individuati, i testi vengono estratti, memorizzati temporaneamente in locale e poi spediti ogni 30 minuti verso server di comando e controllo (C2) come “chatsaigpt[.]com” o “deepaichats[.]com”.

A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che queste estensioni tentano di impersonare software legittimi, come l’estensione di AITOPIA, per ingannare gli utenti meno attenti e sfruttano piattaforme di sviluppo basate su IA come Lovable per ospitare le loro policy sulla privacy, nel tentativo di offuscare le proprie tracce e apparire conformi alle normative.

Ma il problema non si ferma al semplice malware. Il fenomeno per cui le estensioni Chrome rubano chat si sta allargando anche a software considerati legittimi e affidabili, in una zona grigia che preoccupa enormemente le aziende.

È stato rivelato che estensioni popolari come Similarweb (1 milione di utenti) e Stayfocusd (600.000 utenti) hanno adottato pratiche di “Prompt Poaching”. Attraverso aggiornamenti dei termini di servizio, spesso ignorati dagli utenti, queste aziende hanno iniziato a raccogliere input e output delle sessioni di IA per “analisi del traffico”.

Sebbene dichiarino di tentare l’anonimizzazione dei dati, la raccolta include query, file caricati e risposte complete. In pratica, anche se non si tratta di malware nel senso stretto del termine, l’effetto è identico: le estensioni Chrome rubano chat che potrebbero contenere segreti industriali, codici proprietari o dati sanitari, trasformando il browser in un dispositivo di spionaggio involontario.

Le conseguenze di questo scenario sono devastanti, soprattutto in ambito corporate. Quando le estensioni Chrome rubano chat, non prendono solo parole a caso. Spesso gli impiegati utilizzano l’IA per riassumere verbali di riunioni, analizzare bilanci o correggere bozze di contratti.

OX Security ha evidenziato come questi dati possano essere “armati” per spionaggio aziendale, furto di identità o campagne di phishing mirate. Un dipendente che ha installato una di queste estensioni sul computer aziendale potrebbe aver inavvertitamente esposto l’intera proprietà intellettuale della sua organizzazione.

La tecnica utilizzata dalle estensioni legittime per il “bracconaggio” dei prompt è sofisticata: utilizzano il DOM scraping o dirottano le API native del browser come fetch() e XMLHttpRequest(), caricando file di configurazione remoti con logiche di analisi personalizzate per ogni chatbot (Claude, Gemini, Perplexity).

John Tuckner di Secure Annex ha avvertito che questo è solo l’inizio: sempre più sviluppatori cercheranno di monetizzare i dati delle conversazioni IA vendendo queste informazioni a terze parti.

In conclusione, la scoperta che diverse estensioni Chrome rubano chat deve fungere da campanello d’allarme immediato. La raccomandazione è di verificare subito le estensioni installate, rimuovere quelle citate (anche se contrassegnate come “In evidenza” sullo store, badge che è stato rimosso solo successivamente alla scoperta) e prestare la massima attenzione ai permessi concessi.

In un’era dove l’IA è onnipresente, il browser è diventato la nuova cassaforte dei nostri dati: lasciarla aperta a estensioni sconosciute equivale a consegnare le chiavi ai ladri.

Fonte: The Hacker News

 

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Gianni Fiore

Gianni Fiore

Tutto ciò che è semplice mi annoia mortalmente, la mia mente ha bisogno di snocciolare i segreti dei "massimi sistemi" per restare sveglia. Caparbio all'inverosimile, intuitivo e sempre pronto ad adottare la filosofia zen del vaffa per direttissima. Qualcuno dice che ho anche dei difetti, ma non so se credergli o meno. Negli ultimi anni la mia vita è cambiata ed ho deciso di godermi ogni istante.
"Mentre si rinvia, la vita passa" - Seneca

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